Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie. Nietsche

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Nietsche

sabato 1 ottobre 2011

Bocchetta Portule e Spitz Vezzena in MTB

da B.tta Portule verso Cima Manderilo e Spitz Vezzena
In questa prima giornata di ottobre che sembra estate percorro in mountain-bike, sull'Altipiano di Asiago, un itinerario arcinoto. Ritorno periodicamente in questi luoghi con la bici e mi piace farlo in questa stagione. L'aria è frizzante e tersa, i boschi cominciano a colorarsi, le malghe ormai deserte e poca gente in giro.
L'itinerario è facile tecnicamente, se si esclude la salita allo Spitz di Vezzena, ma impegnativo dal punto di vista fisico. Si sviluppa nella parte nord-ovest dell'altipiano sulle pendici della Val d'Assa, toccando il bordo che precipita in Valsugana. Si attraversano luoghi ricchi di storia, segnati dalle vicende belliche della Grande Guerra, ora valorizzati con opere di ripristino e tabellazione descrittiva.

Dalla strada provinciale della Val d'Assa, a quota 990, si prende a destra la sterrata che percorre la Val Galmarara fino ad un incrocio di strade dove sorge l'omonima malga (m. 1614 – km. 7,5). Proseguendo dritti si arriverebbe al Bivio Italia e quindi al Monte Ortigara. Si svolta invece a sinistra e ci si inoltra in ambiente solitario e bellissimo tra boschi radi di abeti e larici.

Superato il bivacco Busa del Molton si passa sul dirupato versante ovest della Cima dell'Arsenale fino a raggiungere il bivio dei monumenti, si prende a sinistra la vecchia strada militare “Prinz Eugen Strasse” costruita dagli austriaci per raggiungere la sella e con un ultimo strappo si arriva a Bocchetta Portule (m. 1937 – km. 15,0). 

a B.tta Portule


La Val d'Assa ed il Verena


















Da qui si domina parte della Val d'Assa fino alla piana delle Vezzene e vediamo l'intero percorso che ci aspetta fino a Spitz Vezzena. Questo piccolo valico ha avuto, durante la Grande Guerra un'importanza strategica notevole. Riporto la descrizione tratta da “Guida ai luoghi della Grande Guerra”, presente anche sulle bacheche in loco.

Allo scoppio del conflitto, la dorsale del Portule (Kempel per gli austriaci) unitamente al massiccio del Verena doveva costituire il punto invalicabile della linea di resistenza italiana. Nello sperone roccioso della bocchetta era stata realizzata dagli italiani una postazione in caverna di cannone da 120 mm. Il 23 maggio 1916 tuttavia, alle ore 10 una compagnia di Schutzen del gruppo Ellison ed un reparto di alta montagna riuscirono a travolgere le truppe italiane che presidiavano il Portule, respingendo anche gli attacchi dei fanti della Brigata Alessandria... Dopo la conclusione della Strafexpedition, la Bocchetta Portule divenne un punto nevralgico del sistema logistico della 6° Divisione austriaca. La caverna venne ampliata per costruire una grande cisterna della capacità di 80 mc rifornita direttamente dalla sottostante Val Renzola e da cui si dipartivano le condotte dell'acquedotto che attraverso Campo Gallina raggiungeva le pendici occidentali dell'Ortigara. Nella primavera del 1917 inoltre, venne realizzata la stazione di transito della teleferica T31 che dal Ghertele attraverso i Larici raggiungeva la Cima di Corno di Campo Verde e quindi le pendici del Corno di Campo Bianco nella Val Galmarara. Anche nella Cima del Portule gli austriaci realizzarono altre due stazioni di transito (di cui rimangono ancora evidenti resti) delle teleferiche T36 e T30 provenienti rispettivamente dalla Val di Sella e dai Larici e dirette verso M. Pallone e la Busa del Cavallo ...”

Le teleferiche si rivelarono di fondamentale importanza poiché in questi luoghi, il trasporto dei viveri e munizioni tramite autocarreggio risultava svantaggioso e spesso impossibile. In inverno poi, le abbondanti nevicate rendevano impraticabili le strade ai mezzi pesanti e quindi impossibile l'arrivo rapido e regolare degli approvvigionamenti per le truppe. Le teleferiche, difficilmente colpibili dall'artiglieria, potevano essere: leggere per collegamenti di prima linea, campali o pesanti per i collegamenti di retrovia, ad una o due funi, con trazione manuale o con motore a scoppio.



Una veloce discesa sulla panoramica sterrata che taglia il versante ovest del Monte Portule ci porta a Malga Larici e quindi al vicino rifugio (ristoro). Si prosegue in direzione ovest sulla sterrata in leggera salita, quindi si scende fino poco dopo la Malga Marcai di Sopra dove ad un tornante (m. 1600 - km 29,3) si abbandona la strada asfaltata e si prende a destra la sterrata che porta sulla cima dello Spitz Vezzena. Ci aspettano 3 km veramente duri su mulattiera militare dal fondo molto sconnesso che alterna tratti rocciosi e ghiaiosi, richiede buona tecnica. L'impegno però è ripagato dal bellissimo panorama che si gode dalla cima su cui sorgono i ruderi del forte Spitz Verle. Si domina da una parte la Valsugana, sopra i laghi di Levico e Caldonazzo, dall'altra la piana delle Vezzene.

 








 Tornati sulla strada asfaltata si scende velocemente al Passo Vezzena. Attraversata la strada si prende in direzione sud per Luserna e dopo circa un km si devia a sinistra su larga strada sterrata che, tra dolci ondulazioni, porta a Malga Camporosà. Segue un breve tratto in salita su asfalto fino a C.ra Mandrielle (m. 1600 - km 46). Qui si prende a sinistra la sterrata che scende alla località Ghertele (m. 1133 – km 53), ora non resta che seguire la provinciale in discesa fino al punto di partenza (km 57).

 










 

  

Km
57
Dislivello
1750 m



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