Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie. Nietsche

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Nietsche

domenica 11 settembre 2011

Vajo del Pino - Monte Pasubio


Ho ripercorso, a distanza di alcuni anni, un interessante itinerario sul versante del Monte Pasubio rivolto verso la Val Leogra: il Vajo del Pino. Questo versante del massiccio è caratterizzato da una moltitudine di profondi e stretti canali scavati nei millenni dallo scorrere delle acque sulla roccia calcarea. Caratteristica che si ritrova anche sul gruppo della Carega e che si può dire tipica ed esclusiva delle Piccole Dolomiti. Questi canali sono chiamati nel dialetto locale, in base alla larghezza e caratteristica, “vaj” e “boali”. In inverno all'interno di essi la neve si accumula in gran quantità, slavina presto e subito dopo si compatta dando origine a degli splendidi scivoli nevosi che possono presentare pendenze dai 45° fino oltre i 60° e che si mantengono tali fino a primavera inoltrata.
Costituiscono per l'alpinista uno sterminato terreno di gioco e un ottimo banco di prova e allenamento per affrontare salite di misto su neve e ghiaccio più lunghe e impegnative. Tanto che è stato coniato un termine apposito per definire questa attività alpinistica: il “vajsmo”. Fin dagli inizi del '900 è cominciata, da parte di alpinisti locali, l'esplorazione sui canali principali, prima in estate e successivamente in inverno. Esplorazione che divenne poi sistematica tanto che ora gli itinerari noti superano il centinaio. Va detto che sono luoghi potenzialmente pericolosi perché tutto ciò che si stacca dalla montagna, masse nevose e sassi, finisce inevitabilmente all'interno dei canali. Quindi è necessario scegliere il periodo e l'orario giusti per infilarsi lì dentro con relativa sicurezza. E' d'obbligo l'utilizzo del casco, sempre, in alcuni casi è necessaria la corda, mentre in inverno senza ramponi e piccozza (alle volte anche due) non si va da nessuna parte. 
 
Il Vajo del Pino lo percorsi l'ultima volta nella primavera del 2006 ed era parzialmente innevato, ma, a differenza di altri itinerari simili, questo si presta ad essere salito anche in assenza totale di neve. Osservando il versante sud del massiccio del Pasubio il nostro vajo si trova nella parte più a destra (est) dopo altri tre vaj più importanti e difficili. Tutti questi canali hanno termine sulla Strada delle Gallerie, la famosissima e straordinaria opera realizzata dalle truppe italiane durante la Grande Guerra.
Per raggiungere l'attacco si percorre in direzione est un tratto della strada forestale del Pra' dei Penzi (dalla strada che collega Ponte Verde, sulla statale per Rovereto, con il Passo Xomo) tenendo come riferimento la frana ben visibile di fronte. Prima di giungere all'altezza della frana si nota a sinistra della strada un colatoio ghiaioso con un ometto di sassi: è questa la via da seguire. Si rimane sempre sul colatoio senza allontanarsi nel bosco fino a che le ghiaie lasciano il posto a grossi massi accatastati sui quali ci si arrampica facilmente. Siamo nel Voro dei Toni (tuoni), l'ambiente intorno a noi comincia a diventare selvaggio e opprimente. Si susseguono passaggi tra i massi (I° e II°) e ripidissimi tratti di sentiero su terreno instabile. Dopo un centinaio di metri si nota su una roccia a sinistra una freccia rossa con la scritta “Pino” che indica la via da seguire. Andando dritti invece si percorrerebbe il Voro dei Toni. Inizia qui il Sentiero del Contrabbandiere su un ripido pendio erboso detto Lora delle Sgralaite. Si prosegue sempre su terreno molto ripido, ma facile, fino ad un evidente canale, qui un bollo rosso invita a deviare a sinistra su per una traccia di sentiero decisamente poco divertente. Un tempo si proseguiva nel canale e si affrontava una breve paretina rocciosa sulla sinistra (II°) per superare dei grandi massi che ostruiscono il passaggio. Si continua a salire alle volte aggrappandosi letteralmente ai ciuffi d'erba fino ad una stretta insellatura: il Passo del Gobbo. Qui l'ambiente è veramente grandioso e selvaggio. Siamo nel cuore del massiccio circondati da imponenti torri rocciose divise da orridi canali, sotto di noi sprofonda il Vajo del Motto. Non è raro incontrare dei camosci che osserviamo ammaliati quando si trovano sotto di noi, con terrore quando li vediamo correre sopra le nostre teste incuranti delle scariche di sassi che provocano.
Dal passo si traversa per una trentina di metri su un'esile ed esposta cengia fino ad imboccare il terzo canale sulla destra (bollo rosso). I primi due sono lo Scaranto del Contrabbandiere e il Vajo dei Cotorni. Qui comincia il Vajo del Pino vero e proprio. Ci troviamo all'interno di uno stretto colatoio fatto da un continuo susseguirsi di brevi salti rocciosi e massi incastrati che si superano con facile e divertente arrampicata. Cominciamo a sentire l'allegro vociare dei numerosi escursionisti che percorrono la Strada delle Gallerie. Addio silenzio e beata solitudine. Alla fine il canale si svasa progressivamente e svanisce su un ripido pendio erboso, un ultimo sforzo aggrappati ai mughi e si mette piede sullo stabile piano dello storico percorso (m 1850, ore 1,45) dove una targa infissa sulla roccia identifica il vajo, come, del resto, al termine di tutti gli altri vaj che si incontrano più avanti.
Ora si può seguire la Strada delle Gallerie, in salita, in direzione di Rifugio A. Papa fino ad incontrare il sentiero che scende lungo la Val Fontana d'Oro (n. 332) che riporta al punto di partenza, oppure raggiungere il rifugio e scendere lungo la Val Canale (segn. n. 300 – 311). Noi preferiamo invece andare in direzione est per pochi minuti fino al grande invaso della Val Camossara e salire all'omonima forcella. Da qui percorriamo il sentiero attrezzato “Falcipieri” che parte da Bocchetta Campiglia e finisce poco prima di Rif. Papa seguendo la cresta spartiacque e toccando cinque cime. Superata la cima del Monte Forni Alti (m. 2023) abbandoniamo il sentiero attrezzato per prendere quello più in basso sul versante nord fino a raggiungere il rifugio A. Papa (m. 1928). 
 
Da qui scendiamo lungo la Val Canale sul sentiero n. 300 che in basso abbandoniamo per prendere a sinistra il n. 311. Passati sotto l'impressionante spigolo del Soglio d'Uderle ci si immette su stradina sterrata che in breve conduce al punto di partenza (ore 4,30).

quota partenza
985 m
quota massima
2023 m
dislivello
1038 m
esposizione prevalente
S
difficoltà
EE I°-II°

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