Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie. Nietsche

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Nietsche

domenica 24 aprile 2011

Sentiero Gresele

Da tempo desideravo riservare una domenica per ripercorrere un'interessante sentiero naturalistico nella zona di Recoaro Terme denominato “Sentiero Gresele”, importante soprattutto per le sue peculiarità geologiche. Dedicato ad un alpinista scomparso, appartenente alla Sezione del Club Alpino Italiano di Vicenza, consente di raggiungere il Passo di Campogrosso dall'abitato di Recoaro con un dislivello di poco più di 1000 m. L'interesse geologico è notevole perché si possono osservare tutte le formazioni rocciose che vanno dal basamento cristallino del Paleozoico al Triassico Superiore.





















Nel Vicentino si trova ad una distanza relativamente breve tutta la campionatura delle varie ere geologiche. P. Maraschini e G. Arduino fecero i loro studi stratigrafici nella regione di Schio e di Recoaro e si possono considerare i fondatori della stratigrafia del Vicentino, una tra le prime classificazioni stratigrafiche e punto di partenza per le successive.



Il sentiero è identificato con il n. 125 e parte dalla Fonte Giuliana (m. 555), 1 km a N-O di Recoaro, sul fondo della Valle dell'Orco. Questi luoghi sono ricchi di leggende, le più conosciute sono quelle dell'Anguana Etele e quella dell'Orco che viveva sotto le acque di una sorgente che, da dorata, divenne ferrosa a causa della cupidigia di un altro uomo.
Scendendo una breve gradinata si può raggiungere la fonte e bere della buonissima acqua leggermente effervescente.
Le cosiddette Alpi Meridionali, a cui appartengono le Piccole Dolomiti e il Pasubio, hanno avuto nel corso dell'orogenesi alpina un'evoluzione particolare. Qui infatti si possono osservare rocce che hanno mantenuto le loro caratteristiche originali, quando invece altrove hanno subito profonde trasformazioni.
Su queste montagne al di sopra del basamento cristallino, che rappresenta il relitto di un'antica catena montana (Paleozoico superiore) si trova una potente copertura di rocce sedimentarie formatesi dal paleozoico superiore al Terziario recente. Il basamento cristallino affiora in una porzione di territorio abbastanza ristretta (elissoide di Recoaro) ed è costituito da rocce metamorfiche dette Filladi Quarzifere, esse sono appunto la testimonianza di un'antica catena (orogenesi ercinica, oltre 280 milioni di anni). Queste rocce sono subito visibili dopo qualche minuto di cammino sul sentiero, appena lasciata la Fonte Giuliana. Sono rocce untuose di colore grigio argenteo che si sfaldano in sottili lamelle e formatisi per effetto di fortissime pressioni. Volgarmente vengono chiamate “lardaro” perché le sottili striature bianche di quarzo sembrano fettine di lardo.
Fillade quarzifera
L'acqua che scorre tra queste rocce può formare delle sorgenti di acqua minerale un po' ferruginosa proprio come quella che abbiamo assaggiato alla Fonte Giuliana. Sono queste rocce che hanno fatto la fortuna, ormai passata, di Recoaro quale località termale e ricca di sorgenti di acque minerali.
Dopo circa 30 minuti si passa attraverso la contrada Ulbe e si raggiunge la strada asfaltata, ora si procede a sinistra per qualche decina di metri fino al capitello dove una tabella indica l'inizio del Sentiero Gresele. Vale la pena però, una volta giunti sulla strada asfaltata, fare una digressione andando a destra per un centinaio di metri per prendere una sterrata a sinistra, appena dopo si può vedere una piccola parete con un bel esempio di Arenaria della Val Gardena. Sono le prime rocce sedimentarie depositate dall'acqua che posano sul basamento cristallino e risalgono a circa 240 milioni di anni. Sono il frutto del lento smantellamento per erosione della Catena Ercinica. Costituite da sabbia cementata ossidata sono di colore rosso scuro, caratteristiche che dimostrano come si siano formate in ambiente desertico, molto caldo e in prossimità di una laguna.
Arenaria della Val Gardena
Tornati al capitello Ulbe si prosegue in salita sul crinale che separa la Valcalda dalla valle di Merendaore, ben presto si giunge su un crinale erboso a cavallo tra le due valli ottimo punto panoramico sulla Catena del Sengio Alto, sul Pasubio e sul Gruppo della Carega. Qui si notano numerosi capanni per la caccia, segno che il luogo è una zona di passo degli uccelli migratori (per questo motivo è sconsigliabile percorrere il sentiero durante il periodo di apertura della caccia).
Raggiunta una strada sterrata si continua su sentiero seguendo i segnavia CAI e le tabelle numerate fino ad arrivare in località Povaraste a circa 1030 m di quota. Qui troviamo delle rocce risalenti al Triassico inferiore caratterizzate da depositi e sedimenti ricchi di mica di colore rossastro-giallastro chiamate Formazione di Werfen.
Proseguendo si giunge alla Malga Lagodino (1097 m) da dove si gode della vista sulla conca di Recoaro. Ora il sentiero si fa più ripido nel bosco di faggio ed infine di impenna all'interno di una valletta fino ad un vecchio capanno per la caccia. La pendenza ora diminuisce e si arriva in una zona caratterizzata da torrioni rocciosi e massi sparsi chiamata “città dei sassi”. Cominciamo a vedere delle rocce sedimentarie molto comuni e conosciute nella zona dette Calcare di Recoaro. Si sono formate da depositi in un bacino marino poco profondo e sono ricche di fossili. Ancora al di sopra troviamo il Calcare di Monte Spitz (elevazione che si trova a sud, sopra l'abitato di Recoaro) compatto e biancastro. Si è formato in ambiente marino lontano dalle coste in seguito ai depositi calcarei di alghe e coralli.
Il sentiero ora fa un ampio giro da sinistra a destra passando sotto la Cima di Campogrosso e dopo una secca svolta si arriva in un bel ambiente prativo punteggiato da mughi e rododendri. Siamo giunti sul punto più alto, alla sella di Campogrosso (1480 m). Da qui ammiriamo lo splendido panorama su tutto il Gruppo della Carega, a destra invece svetta il Monte Baffelan e la Sisilla. In breve si scende al Rifugio Campogrosso (1457 m).
Gruppo della Carega
Dal rifugio si prosegue in direzione nord fin sotto la parete della Sisilla. Qui predomina la Dolomia Principale. In un mare poco profondo su cui si sviluppò una flora algale, circa 220 milioni di anni fa, cominciarono a depositarsi i sali disciolti nell'acqua. Il processo durò un tempo lunghissimo (20 milioni di anni) e produsse, grazie anche ad un costante fenomeno di subsidenza, un potente strato che, in seguito ai fenomeni diagenetici, si trasformò in Dolomia e calcari dolomitici. Questa importante formazione, risalente alla fine del Triassico, costituisce l'ossatura di tutti i maggiori rilievi della regione: la Catena delle Tre Croci, il Gruppo della Carega, il Sengio Alto, il Pasubio ed il Novegno.



Sengio Alto
Si scende ora in direzione est fino alla strada asfaltata che collega Campogrosso al Pian delle Fugazze (Strada del Re, chiusa per frane), la si attraversa e si scende lungo il sentiero n. 154 fino ad arrivare ad una piccola costruzione chiamata La Casaretta. Poco prima si attraversa un torrentello dove si possono osservare delle brecce vulcaniche. Derivano da canali eruttivi che si sono fatti strada tra gli strati sedimentari e sono formate da rocce vulcaniche con frammenti di rocce sedimentarie (clasti) che costituivano il camino in cui scorreva la lava.




La Casaretta ed il Monte Baffelan
 Poco a monte de La Casaretta si intravede una traccia di sentiero invasa dalla vegetazione che consente di ritornare, in direzione sud e in pochi minuti, alla “città dei sassi”, su una strada sterrata che avevamo attraversato all'andata. Si prende ora la sterrata in discesa, sempre verso sud, fino ad un tornante della strada asfaltata che sale a Campogrosso da Recoaro. Percorso un tratto su asfalto e prendendo le scorciatoie in breve si arriva al Rifugio La Guardia (1130 m). Lungo questo tratto è splendido il panorama sulla Catena delle Tre Croci solcata da innumerevoli canali (vaj). Si prosegue sul sentiero n. 151 fino alla località Router (1030 m), quindi prendendo la sterrata a sinistra (segn. n. 143) si arriva a Povaraste. Qui non rimane che ripercorrere il sentiero fatto all'andata fino alla Fonte Giuliana.



quota partenza
555 m
quota massima
1483 m
dislivello
1050 m
tempo percorrenza
4,30 h.

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