Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie. Nietsche

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Nietsche

giovedì 17 marzo 2011

Vita montanina

Campanula Morettiana endemismo delle Vette Feltrine

Ho letto da poco due brevi romanzi di Mario Martinelli, scrittore di montagna che vive in un paese della Vallarsa, in provincia di Trento. In occasione di un incontro mi scrisse una dedica sulla copia di un suo libro che avevo con me: “...buona vita montanina.”. Ho poi riflettuto sull'uso di questo termine diminutivo.
Montanina non è riduttivo intendendo una montagna minore o dimessa, tutt'altro. Sembra farci intendere che per raggiungere le alte vette (dello spirito) bisogna diventare piccoli, in qualche modo ridursi. Solo così si perviene alla piena consapevolezza di ciò che ci circonda e di noi. E' un via estremamente difficile, anche Voltair diceva che solo Dio conosce sé stesso.
Sembra ispirarsi  alla filosofia taoista che ci insegna che ciò che conta è quello che non è. Ci dice che un vaso è utile perché all'interno è vuoto o, ancora, che la ruota di un carro è utile quando il suo centro è vuoto per ospitare il mozzo.
Anche i Vangeli ci ricordano che dobbiamo diventare piccoli (i fanciulli scacciati e richiamati) per ereditare il cielo.
Uno dei personaggio del romanzo “Lo spirito del bosco” sale sui monti della Vallarsa, si siede per terra vicino ad un mugo e se ne sta così, a lungo.
Mi viene in mente la splendida canzone di F. Battiato “Haiku” (Caffe de la Paix 1993) che canta del tentativo di fondersi e diventare tutt'uno con la natura e alla fine recita “... io che devo svanire vorrei sospendermi nel nulla, ridurmi e diventare nulla.”

Buona vita montanina.

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