Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie. Nietsche

Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie.
Nietsche

sabato 30 gennaio 2010

Cima Carega

Cima Carega fotografata dal Monte Plische

Quella a Cima Carega è una classica sci-alpinistica nelle “Piccole Dolomiti”. Per i vicentini la via di accesso più logica, ma anche più complessa, è quella dalla conca di Recoaro e dal Rifugio Battisti alla Gazza. Oggi però le condizioni della neve non sono ottimali e quindi decidiamo di salire dal versante veronese e cioè da Giazza e Rifugio Revolto in Val d'Illasi, itinerario più tranquillo anche se non totalmente privo di rischi.
La giornata è grigia e fredda e comincia a nevicare, comunque partiamo. Dal Rif. Revolto (m. 1355) prendiamo la strada innevata che conduce al Passo Pertica (m. 1573 – h. 0,30) dove sorge l'omonimo rifugio. Al passo si apre una bella finestra sulla valle di Ronchi, verso Ala e sull'altopiano della Lessinia. Sopra di noi incombe uno sperone roccioso, la Cengia di Pertica, sul quale è stata tracciata una breve ma difficile via ferrata intitolata a G. Biasin, forte alpinista veronese. Proseguiamo sulla strada scavata nel fianco roccioso della valle di Campobrun che finisce al Rifugio Scalorbi (m 1767 – h. 1.30). Su alcuni tratti bisogna prestare attenzione perché gli accumuli di neve lasciano poco spazio solo sul bordo esterno che precipita su stretti canali rocciosi, inoltre sono possibili slavine dai pendii a monte. Poco prima del Rifugio Scalorbi pieghiamo a sinistra e cominciamo a salire il grande vallone chiamato “Vallone della teleferica” proprio perché qui un tempo esisteva tale impianto, oggi c'è comunque l'impianto a fune per il rifornimento del Rifugio Fraccaroli. Saliamo su pendi abbastanza regolari salvo incontrare qualche tratto più ripido. Si deve tenere presente che il vallone raccoglie le valanghe che possono staccarsi dai ripidi fianchi, tuttavia qui oggi le condizioni sono abbastanza sicure.
Intanto si è alzato un forte vento che spara in faccia il nevischio ghiacciato. Ormai però siamo in vista del Rifugio Fraccaroli che raggiungiamo dopo qualche zig-zag sull'ultimo ripido pendio (m. 2238 – h. 2.45). Da qui vale la pena salire in pochi minuti a Cima Carega (m. 2259) anche con gli sci, salvo presenza di ghiaccio. E' la cima più alta di tutto il gruppo è offre uno splendido panorama sui gruppi montuosi circostanti: sul vicino Monte Pasubio, sull'altopiano della Lessinia, su Adamello e Carè Alto e, verso sud, sulla pianura padana. Il Gruppo della Carega, infatti, si staglia scintillante sopra le nebbie padane ed è sempre ben visibile percorrendo le strade di pianura.

Ristorati all'interno del bivacco invernale ci prepariamo per la discesa. Nel frattempo il vento ha liberato un po' il cielo dalle nubi e appare un debole sole: il paesaggio cambia radicalmente e anche l'animo è più leggero, scendiamo con gioia. Anche se conosciamo perfettamente questi luoghi per averli frequentati da anni in tutte le stagioni, un po' di sole fa sempre piacere. E ed è sempre piacevole osservare queste cime conosciute che ogni volta scopriamo sempre diverse.
A metà del vallone incontriamo molti sci-alpinisti che stanno salendo sulla traccia da noi fatta. Velocemente, ma con attenzione, ripercorriamo la strada per il Passo Pertica ed in pochi minuti siamo al Rifugio Revolto (h. 3.50)


quota partenza
1355 m
quota massima
2259 m
dislivello
904 m
esposizione prevalente
S
difficoltà
MS

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